SANDRO ZARA

Imprenditore veneziano che da oltre 50 anni coniuga costume e moda, Sandro Zara produce tabarri dal 1974, iniziando l’attività dell’Artigiana Sartoria Veneta. Lavora da sempre nel settore dell’abbigliamento, dapprima in qualità di agente per un’azienda di tessuti, a partire dal 1961, avviando in seguito collaborazioni con la Levi’s Strauss e con il Lanificio Cini di Vittorio Veneto (TV), di cui oggi ha acquisito il marchio.


Mi affascina la storia del costume,
la ricerca del bello nella
tradizione, soprattutto nella mia
tradizione lagunare.

SANDRO ZARA

Imprenditore veneziano che da oltre 50 anni coniuga
costume e moda, Sandro Zara produce tabarri dal 1974,
iniziando l’attività dell’Artigiana Sartoria Veneta.
Lavora da sempre nel settore dell’abbigliamento, dapprima
in qualità di agente per un’azienda di tessuti, a partire dal 1961,
avviando in seguito collaborazioni con la Levi’s Strauss e con
il Lanificio Cini di Vittorio Veneto (TV), di cui oggi ha acquisito il marchio.

“Mi affascina la storia del costume,
la ricerca del bello nella
tradizione, soprattutto nella mia
tradizione lagunare”.

Il rispetto per le cose del passato, la passione per il tessile
e il fascino per le materie prime utilizzate, come le lane
povere, gli fa riscoprire il tabarro, indumento che aveva visto
indossare dai nonni. Inizia a collezionare abiti della
tradizione veneta: mantelle, pastrani e uniformi dimenticate
o non più in uso. Forte della curiosità per il settore che da sempre
lo accompagna, presso il museo di Palazzo Mocenigo e il
Museo del Mare di Chioggia, gli archivi tessili di vecchi lanifici
chiusi, le numerose collezioni private e pubbliche, le case e i palazzi
della Terraferma e in Laguna ritrova misure autentiche e tessuti
capaci di proteggere dal vento e dal freddo.

Nel 1990 fonda Compagnia Mercantile,
che va a capo delle varie iniziative artigianali e tessili:
qui nascono i nuovi modelli di tabarro capaci di reinterpretare
la funzionalità e la praticità di tagli e stoffe del passato.

Grazie ad un’accurata opera di ricerca storica e filologica,
Sandro Zara crea capi originali anche con i marchi
Barena e Cini Venezia.

Il rispetto per le cose del passato, la passione per il tessile e il fascino per le materie prime utilizzate, come le lane npovere, gli fa riscoprire il tabarro, indumento che aveva visto indossare dai nonni. Inizia a collezionare abiti della tradizione veneta: mantelle, pastrani e uniformi dimenticate o non più in uso. Forte della curiosità per il settore che da sempre lo accompagna, presso il museo di Palazzo Mocenigo e il Museo del Mare di Chioggia, gli archivi tessili di vecchi lanifici chiusi, le numerose collezioni private e pubbliche, le case e i palazzi della Terraferma e in Laguna ritrova misure autentiche e tessuti capaci di proteggere dal vento e dal freddo.

Nel 1990 fonda Compagnia Mercantile,
che va a capo delle varie iniziative artigianali e tessili:
qui nascono i nuovi modelli di tabarro capaci di reinterpretare
la funzionalità e la praticità di tagli e stoffe del passato.

Grazie ad un’accurata opera di ricerca storica e filologica,
Sandro Zara crea capi originali anche con i marchi
Barena e Cini Venezia.

IL TABARRIFICIO VENETO

L’Artigiana Sartoria Veneta di Mirano, affinché non andasse
perduto l’uso di un capo di abbigliamento così diffuso
in Italia, nel padano-veneto e a Venezia in particolare,
iniziò parecchi anni fa la produzione sartoriale di alcuni
modelli di tabarro in uso nel secolo scorso, nella
convinzione che potessero essere apprezzati anche ai nostri
giorni. Nasce così il Tabarrificio Veneto, il primo esistente in
Italia, spazio della memoria dove passato e futuro convivono.

Qui vengono custoditi i segreti per la confezione del capo,
frutto di anni di studio e ricerche, e un considerevole archivio
di capi storici, degno di un museo, provenienti da Veneto,
Lombardia ed Emilia Romagna, prezioso materiale da cui trarre
spunto e ispirazione. In questo luogo i tabarri vengono disegnati,
tagliati e cuciti uno ad uno da abili artigiani e sarti di provata
e lunga esperienza. Dei vecchi modelli, Sandro Zara ripropone
la funzionalità e la praticità di tagli e tessuti che non hanno tempo,
cogliendo dettagli e frammenti di un passato a rischio di estinzione.

IL TABARRIFICIO VENETO

L’Artigiana Sartoria Veneta di Mirano, affinché non andasse perduto l’uso di un capo di abbigliamento così diffuso in Italia, nel padano-veneto e a Venezia in particolare, iniziò parecchi anni fa la produzione sartoriale di alcuni modelli di tabarro in uso nel secolo scorso, nella convinzione che potessero essere apprezzati anche ai nostri giorni. Nasce così il Tabarrificio Veneto, il primo esistente in Italia, spazio della memoria dove passato e futuro convivono.

Qui vengono custoditi i segreti per la confezione del capo, frutto di anni di studio e ricerche, e un considerevole archivio di capi storici, degno di un museo, provenienti da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, prezioso materiale da cui trarre spunto e ispirazione. In questo luogo i tabarri vengono disegnati, tagliati e cuciti uno ad uno da abili artigiani e sarti di provata e lunga esperienza. Dei vecchi modelli, Sandro Zara ripropone la funzionalità e la praticità di tagli e tessuti che non hanno tempo, mcogliendo dettagli e frammenti di un passato a rischio di estinzione.


Una storia di passione
per la tradizione unita
a una sapiente
maestria sartoriale.

Reinterpretazione della tradizione che fonda le sue radici nell’amore per i tessuti naturali italiani d’alta qualità, i filati più rustici sono prodotti nell’entroterra veneto, in collaborazione con una cooperativa di pastori, mentre per i tessuti più fini ci si affida a uno dei più importanti e prestigiosi lanifici italiani, riconosciuto in tutto il mondo. Fedele alle tradizionali tecniche di produzione e a tutela dell’autenticità dei propri tabarri, il Tabarrificio Veneto numera progressivamente ogni singolo tabarro e lo marchia con il proprio nome. Brigantino, Nobilomo, Lustrissimo, Ruzzante, Ca’ D’oro, Hepburn, sono solo alcuni dei modelli proposti per l’uomo e la donna i cui nomi derivano dalle modalità e dai luoghi in cui sono stati rintracciati i prototipi.

Negli anni Novanta il tabarro diventa collezione e si arricchisce di accessori che lo completano: la mazziniana e il fiocco anarchico, il mascherone, il cappello Liston, il profumo. Oggi il Tabarrificio Veneto realizza circa 1200 tabarri all’anno, 6 al giorno, venduti in tutto il mondo.


Una storia di passione
per la tradizione unita
a una sapiente
maestria sartoriale.

Reinterpretazione della tradizione che fonda le sue radici nell’amore per i tessuti naturali italiani d’alta qualità, i filati più rustici sono prodotti nell’entroterra veneto, in collaborazione con una cooperativa dei pastori, mentre per i tessuti più fini ci si affida a uno dei più importanti e prestigiosi lanifici italiani, riconosciuto in tutto il mondo. Fedele alle tradizionali tecniche di produzione e a tutela dell’autenticità dei propri tabarri, il Tabarrificio Veneto numera progressivamente ogni singolo tabarro e lo marchia con il proprio nome. Brigantino, Nobilomo, Lustrissimo, Ruzzante, Ca’ D’oro, Hepburn, sono solo alcuni dei modelli proposti per l’uomo e la donna i cui nomi derivano dalle modalità e dai luoghi in cui sono stati rintracciati i prototipi.

Negli anni Novanta il tabarro diventa collezione e si arricchisce di accessori che lo completano: la mazziniana e il fiocco anarchico, il mascherone, il cappello Liston, il profumo. Oggi il Tabarrificio Veneto realizza circa 1200 tabarri all’anno, 6 al giorno, venduti in tutto il mondo.

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